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August 23

Il TFR rende molto di più dei fondi.

I DATI DEL 2008 CONFERMANO CHE IL TFR ACCANTONATO IN AZIENDA RENDE MOLTO DI PIÙ DEI FONDI PENSIONE INTEGRATIVI; PER FORTUNA LA MAGGIOR PARTE DEI LAVORATORI NON HA ABBOCCATO ALLA TRAPPOLA PREPARATA DA TUTTI I PARTITI PARLAMENTARI, DA TUTTI I SINDACATI DI REGIME E DAI PESCECANI DELLA FINANZA

I dati diffusi recentemente dalla COVIP (organismo di “vigilanza” sui fondi pensione) e riportati dall’inserto economico del Corriere della Sera del 16 giugno 2008 evidenziano la scarsissima adesione dei lavoratori ai Fondi pensione integrativi. Nei primi quattro mesi del 2008 le iscrizioni sono cresciute solamente del 2,8% a livello complessivo e del 2,2% per i fondi aziendali o di categoria. Nonostante la massiccia campagna dello scorso anno, portata avanti da tutti i partiti (dal PRC ad AN), da tutti i sindacati (dalla CGIL all’UGL) e da tutti i mass-media, nonostante la truffa del silenzio-assenso, nonostante la disinformazione sulle modalità di rifiuto dell’adesione… i lavoratori non si sono fidati.

Ed hanno fatto benissimo a non fidarsi perché il Corriere mostra un andamento disastroso dei rendimenti dei FPI, sia chiusi che aperti, risultati nettamente inferiori all’andamento del TFR accantonato in azienda. Da maggio 2007 a giugno 2008 i maggiori fondi di categoria, per intenderci quelli gestiti dai sindacati confederali assieme ai padroni, hanno perso l’1,9%, con punte dell’8-10% per le linee azionarie (qualche esempio: linea bilanciata dei metalmeccanici Cometa: -5%; linea bilanciata azionaria dei chimici Fonchim: -8,3%; linea bilanciata degli autoferrotranvieri Priamo: -2,1%; linea bilanciata azionaria delle telecomunicazioni Telemaco: -9,6%) mentre il TFR lasciato in azienda che, complice il ritorno di fiamma del costo della vita, si è rivalutato del 3,6% (di una quota fissa pari all’1,5% più il 75% del tasso d’inflazione programmato). A questo si aggiunga il fatto che dai già magri risultati ottenuti dai fondi bisogna sottrarre le commissioni a carico dell’iscritto a vantaggio dei gestori finanziari (banche, assicurazioni e grandi imprese), gli oneri vari, i caricamenti delle polizze assicurative, ecc. che il sottoscrittore è tenuto a pagare indipendentemente dal rendimento conseguito, ovvero anche in caso di forte perdita (come in questo caso) e che non sono ovviamente presenti nel TFR.

Per costringere i lavoratori ad aderire ai FPI, padroni, sindacati e governi di ogni colore hanno fatto di tutto: hanno distrutto le pensioni di anzianità con la controriforma di Dini nel 1995, hanno escogitato l’imbroglio del silenzio-assenso, hanno ridotto il salario a livello da fame, hanno previsto con l’accordo del 23 luglio 2007 la decurtazione futura del 6/8% dei “coefficienti di trasformazione”… ma i lavoratori non mollano.
Alla fine di aprile 2008 gli iscritti alla previdenza complementare erano 4,65 milioni, poco più di un quinto su un totale di circa 22 milioni di lavoratori e fra i 12,2 di dipendenti privati interessati dalla riforma; un tasso di adesione del 25%, ben lontano da quel 40% fissato come obiettivo per fine 2007 dall'ex ministro confindustriale del Lavoro, Cesare Damiano. E se i lavoratori avessero potuto prevedere (come ha fatto il governo Prodi, che infatti ha anticipato l’avvio del semestre per il silenzio-assenso di un anno, ma senza dirci perché) che ci sarebbe stata la crisi dei “mutui subprime” in cui sono investiti anche i soldi di chi ha aderito ai FPI, l’adesione dei lavoratori sarebbe stata ancora più bassa.

Possiamo cantare vittoria ? No di certo, perché la truffa del silenzio-assenso continua e ogni volta che verremo assunti in una nuova azienda scatterà il semestre per dichiarare esplicitamente il rifiuto dell’adesione ai FPI; senza questa dichiarazione il TFR verrà destinato automaticamente ai FPI.
Adesso la battaglia è per rendere reversibile l’adesione ai FPI e permettere ai lavoratori di poter tornare indietro. Ma non sarà facile perché i lavoratori sono quasi tutti contro.
Per questa ragione ti chiediamo non solo di dire NO al trasferimento del TFR ai FPI, ma anche di collegarti con noi per sviluppare un’incisiva battaglia sul territorio per la difesa della previdenza pubblica, del contratto nazionale del lavoro (contro l’attacco che viene portato proprio in questi giorni dai sindacati confederali, padroni e forze politiche di entrambi gli schieramenti), del salario, della sanità, della sicurezza e salute sul lavoro.

Uniamoci tra lavoratori contro chi ha distrutto il nostro salario, i nostri diritti, la nostra sicurezza.
Per ricostruire una forza dei lavoratori contro cui tutti debbano tornare a fare i conti, per unire quello che il padrone cerca ogni giorno di dividere.

August 30

Aumento ai consiglieri

SLAI – COBAS!

340€ AL MESE DI AUMENTO AI CONSIGLIERI REGIONALI:

DEMAGOGIA O VERGOGNA?

E’ scattato l’ ennesimo aumento di 340€ al mese per i consiglieri regionali che percepiscono per legge l’ 81% dello stipendio dei parlamentari.

Il loro stipendio arriverà così alla “modica “ cifra di 13.000€ al mese.

Nel 2006 i consiglieri regionali lombardi hanno “lavorato” per 157 ore in 34 sedute.

Sappiamo già che la massa dei lavoratori dirà : niente di nuovo sotto il sole.

Ma noi non c’è la sentiamo di accodarci ad una massa di lavoratori ormai atrofica che non è più in grado di difendere i propri interessi di classe e vogliamo gridare a tutti : VERGOGNA senza paura di fare della demagogia.

VERGOGNA: perché 180.000( tanti ne contano) politici parassiti vivono con stipendi che vanno dai 13.000€ ai 22.000€ al mese alle spalle dei lavoratori che producono la ricchezza del paese.

VERGOGNA : perché ai lavoratori del pubblico impiego si concedono aumenti di solo 50€ netti al mese dopo tre anni perché sono un costo lavorando per 1600 ore annue.

VERGOGNA: Perché se la prendono con i lavavetri e i “fannulloni” del P.I. per aumentare il razzismo e la divisione tra i lavoratori.

VERGOGNA: PERCHE’ I VERI FANNULLONI SONO LORO( destra-centro-e sinistra) BEN ATTACCATI ALLA CADREGA DEL POTERE.

Lavoratori, non abbiamo più amici, se mai li abbiamo.

E’ necessario che come classe lavoratrice riprendiamo in mano i nostri destini per difenderci i nostri interessi di classe. Sappiamo di esprimerci in un modo che può essere considerato vecchio ma , il nostro stipendio possiamo difendercelo solo noi come lavoratori che si auto-organizzano contro un potere ormai marcio.

DELEGATI SLAI – COBAS A.O. SALVINI 

Contratto separato per i macchinisti tedeschi

Germania

Contratto separato per i macchinisti tedeschi Rudi Ostler Berlino

 

 

Le ferrovie tedesche si sono rassegnate a negoziare un contratto separato con il GdL, il sindacato dei macchinisti che chiede aumenti di stipendio fino al 31%. Le parti si ripropongono di raggiungere un'intesa entro il 30 settembre. Fino a questa data i macchinisti rinunceranno a scioperare.

L'intesa di massima sulle modalità di soluzione del conflitto, annunciata ieri, è stata raggiunta grazie all'intervento di due mediatori: Heiner Geissler e Kurt Biedenkopf sono riusciti a convincere il direttore delle ferrovie Hartmut Mehdorn a trattare con il sindacato dei macchinisti ribelli, che organizza ormai il 79% della categoria.

 

La loro protesta ha radici profonde in un percorso di privatizzazione più che decennale, che ha penalizzato il personale. Il governo, nonostante la crescente opposizione delle regioni e le remore della sinistra socialdemocratica, punta al traguardo della ricerca di soci privati e della quotazione in borsa. Per piacere agli azionisti, le ferrovie hanno chiuso 5.700 chilometri di rete, hanno dimezzato il personale (gli addetti sono passati da 462mila nel 1990 a 229mila alla fine del 2006), hanno prolungato gli orari di lavoro, hanno decurtato i salari. Quelli reali, al netto dell'inflazione e degli aumenti d'orario, sono scesi del 9,8% tra il 1993 e il 2007.

Il salario netto di un macchinista tedesco, dopo due anni di servizio, è di

1.288 euro. Con l'aggiunta di altre voci variabili arriva a una media tra i

1.438 e i 1.588 euro. Ma resta il più basso in un confronto europeo: secondo dati del GdL, un macchinista italiano con la stessa anzianità di servizio ha un reddito netto di 1.850 euro. Il Gewerkschaft der Lokführer (GdL, sindacato dei macchinisti) chiede che il salario lordo di un macchinista appena assunto passi dagli attuali 1.970 euro a 2.500.

 

Il contenimento delle spese per il personale è stato troppo a lungo subìto dal sindacato confederale dei ferrovieri Transnet, «concertativo» e imbrigliato nei meccanismi di cogestione aziendale, e dal suo satellite Gbda, che organizza i vecchi assunti come funzionari statali. Trasnet, col suo esplicito appoggio ai piani di privatizzazione, ha finito col trovarsi isolato anche nella confederazione sindacale Dgb. Nel tentativo di risalire la china, Transnet ha strappato a luglio aumenti del 4,5%. Ai macchinisti infuriati non basta. 

June 07

Lettera a Montezemolo di Marco Travaglio. 6/6/2007

POSTA PRIORITARIA

19 / 04 / 2007

Gentile Luca Cordero di Montezemolo,

il presidente di Federmeccanica, che fa parte della Confindustria, dice che l’aumento di 100

euro all’anno chiesto dagli operai è “una proposta ridicola” perché ci metterebbe “fuori dal

mercato”. E lei ha dichiarato che la ripresa economica dell’Italia è “esclusivamente merito delle

imprese”. Eppure lei stesso ripete sempre che un’impresa non è fatta solo dagli imprenditori e

dai manager, ma anche dai lavoratori. Dunque tutti dovrebbero essere premiati per il loro

lavoro. Invece i manager in Italia guadagnano molto di più dei loro colleghi del resto d’Europa,

mentre i lavoratori molto di meno.

In Italia un operaio guadagna in media, al lordo, 21 mila euro, contro i 29 mila della Francia, i

32 della Svezia, i 35 del Belgio, i 37 dell’Olanda, i 39,7 della Gran Bretagna, i 41 della

Germania, i 42 della Danimarca.

Qualche anno fa, un tale disse: “se i nostri operai guadagnano poco, le macchine che gli

facciamo costruire chi se le compra?”

Tra il 2000 e il 2005, secondo l’Eurispes, in Europa gli stipendi sono aumentati del 20%, in

Italia del 13,7. Da noi gli stipendi dei lavoratori aumentano ogni anno del 2,7%, mentre quelli

dei manager del 17%, otto volte l’inflazione. Le stipendio medio dei primi cento top manager

italiani è di 3,4 milioni all’anno, 7 miliardi di lire: guadagnano 160 volte lo stipendio di un

operaio, prendono in due giorni quello che un operaio prende in un anno.

In ogni caso la Fiat, con le sue mani e con la cassa integrazione, s’è rimessa in sesto grazie a un

manager come Marchionne. Che dunque si merita tutti i 7 milioni di euro che guadagna

all’anno, poco meno di quelli che guadagna lei. Ma, se il mercato ha un senso, chi ottiene

risultati dovrebbe guadagnare molto e chi va male dovrebbe guadagnare poco, o farsi da parte.

Mi sa spiegare allora perché, visto come va la Telecom, il manager più pagato d’Italia è proprio

Carlo Buora della Telecom, con 18.860 milioni di euro nel 2006 tra stipendio e liquidazione

Pirelli? E perché Tronchetti Provera guadagna come Marchionne che ha risanato la Fiat? Poi

c’è Cimoli, che ha così ben ridotto l’Alitalia: guadagna 12 mila euro al giorno, quello che un

operaio guadagna in un anno. Il presidente di Air France guadagna un terzo: ma la compagnia

francese è in attivo, mentre la nostra perde un milione al giorno. Dopo 2 anni e mezzo

disastrosi, col buco Alitalia salito a 380 milioni, Cimoli per andarsene ha pure preso 5 milioni

di liquidazione. Alberto Lina è l’amministratore delegato dell’Impregilo, capo-gruppo della

ditta che smaltisce così bene i rifiuti in Campania: guadagna addirittura più di lei, 7,3 milioni.

Anche lui prende in un giorno quanto un suo operaio guadagna in un anno. Dov’è il mercato?

Dov’è la meritocrazia?

La prima regola del mercato è che tutti rischiano qualcosa, e chi sbaglia paga. Voi top manager,

invece, non rischiate mai nulla. Se avete successo, vi aumentate lo stipendio. Se fallite, ve lo

aumentate lo stesso. Se vi cacciano, ci guadagnate una fortuna con le superliquidazioni. Poi

passate a far danni da un’altra parte. E se non garantite la sicurezza o la salute dei vostri

dipendenti, loro pagano con la vita, per voi c’è l’indulto. Con la certezza di morire di morte

naturale, nel vostro letto. Gli operai invece muoiono al lavoro come le mosche, al ritmo di

quattro al giorno. Andare a lavorare, in Italia, è più pericoloso che andare in guerra. Ogni anno

muoiono 1250 lavoratori italiani, la metà delle vittime delle Torri gemelle, meno dei morti di

tutto il mondo per attentati terroristici. E un milione restano feriti.

Ora lei, dottor Montezemolo, è preoccupato che il tesoretto si disperda in mille rivoli. Giusto.

Ma perché non parlate mai del tesorone dell’evasione fiscale, 200 miliardi l’anno? E del

tesorone del lavoro nero e sommerso, il 27% del pil, cioè 400 miliardi? E del tesorone delle

mafie, 1000 miliardi di euro? La legge sul falso in bilancio varata dal governo Berlusconi e

finora confermata, in barba alle promesse elettorali, dal governo Prodi, consente a ogni impresa

di occultare dai bilanci fino al 5% dell’utile prima delle imposte, al 10% delle valutazioni e

all’1% del patrimonio netto. Centinaia di milioni di nero legalizzato per ogni grande gruppo.

Una sorta di modica quantità di falso in bilancio consentita, come per la droga, per uso

personale. Non vi vergognate di una situazione del genere, che vi rende tutti sospettabili? Il

“mercato” è anche 25 anni di galera per chi trucca i bilanci, come in America: o no? Perché

allora non avete detto una parola contro la depenalizzazione del falso in bilancio? Perché

Confindustria non fa una grande battaglia per importare in Italia la legge americana sui reati

finanziari?

Vedrà che, recuperando un po’ di evasione, si potranno garantire case, asili e pensioni al popolo

dei 1000 euro al mese, che con un giusto aumento di stipendio potrebbero fare un bel passettino

in avanti. Perchè, come diceva quel tale, “se gli operai guadagnano poco, le macchine che

costruiscono chi se le compra?”. A proposito: lo sa chi era quel tale? Non era Marx, e

nemmeno il subcomandante Marcos. Era l’avvocato Agnelli.

In attesa di un cortese riscontro, porgo distinti saluti

Marco Travaglio

EUROFER... Ma quanto di rendi?

EUROFER.... ma quanto mi rendi?

E’ bene ricordare :

I ferrovieri che non faranno nessuna dichiarazione scritta al proprio DATORE DI LAVORO entro il

30 Giugno 2007

(oppure entro sei mesi dall'assunzione, se avvenuta dopo il 1 Gennaio 2007) si considerano come se avessero scelto di far confluire i flussi futuri del TFR nel fondo pensione negoziale contrattuale EUROFER.

La

dichiarazione scritta al proprio DATORE DI LAVORO va fatta utilizzando i modelli TFR1 o TFR2 e per i FERROVIERI compilando anche l’ ALLEGATO A . E’ bene ricordare che il Datore di Lavoro dovrà rilasciare ricevuta dell’avvenuta scelta , timbrando , firmando e datando una copia del modello TFR1 o TFR2 presentata dal lavoratore .

In questi giorni EUROFER ha inviato ai propri iscritti la "COMUNICAZIONE PERIODICA"(annuale) , con accluse le variazioni allo Statuto del Fondo intervenute dal 1 gennaio 2007 . Sebbene qualche mese fa tutti i ferrovieri ( anche i non iscritti a EUROFER) abbiano trovato allegata alla busta paga una informativa del fondo EUROFER dove si reclamizzavano i "RENDIMENTI ", i più avveduti, tra quanti hanno aderito al fondo, leggendo la "COMUNICAZIONE PERIODICA"(annuale) si sono dovuti ricredere .

Per meglio comprendere prendiamo un caso reale , un ferroviere che ha aderito al fondo EUROFER dalla sua costituzione e vediamo cosa è successo .

Il ferroviere in questione a Febbraio 2007 aveva accumulato 635,376 quote di fondo per un controvalore di € 7389,795 , mentre dall’Aprile 2002 a Febbraio 2007 aveva versato € 6838,870 + 62,00 euro di spese .

Qual è stato il rendimento ? 7389,795 – (6838,870 + 62,00) = 488,925 pari al 7.085 % che diviso 58 mesi fa 1,49 % su base annua . E , allora , i rendimenti RECLAMIZZATI del 16,24% pari al 3.36 % su base annua ?

Niente paura sono veri ! Ma sono riferiti al rendimento della quota dal primo mese di emissione . I rendimenti della quota non sono uguali al rendimento del capitale versato. Perché ? Perché i versamenti sono mensili ed il sistema usato per l’assegnazione delle quote di fondo ( perfettamente legale ed utilizzato da tutti gli operatori del settore ), già tengono conto dell’incremento della quota stessa . Continuiamo nell’ esempio : a giugno 2002 sono stati versati da parte del lavoratore al fondo € 67,32; il fondo EUROFER ha trasformato il versamento in quote di fondo , la quota aveva una valutazione di € 10,026 , al lavoratore sono state assegnate 6,716 quote di fondo . A luglio 2002 la quota del Fondo EUROFER si è rivalutata del 0,26% ,quindi a luglio 2002 sono stati versati da parte del lavoratore al fondo € 33,66; il fondo EUROFER ha trasformato il versamento in quote di fondo , la quota aveva una valutazione di € 10,051 , al lavoratore sono state assegnate 3,348 quote di fondo e così via per i mesi a seguire . Questo sta a significare che a Giugno 2003 a fronte di un investimento di € 1699.50 , il lavoratore in questione , ha ricavato € 11.16 pari ad un rendimento del 0,66% , mentre la quota del fondo è cresciuta del 3,38%.

A questo punto si potrebbe obiettare che il periodo preso a riferimento non fa testo perché coincidente con l’avvio del fondo EUROFER ,allora andiamo a leggere la "COMUNICAZIONE PERIODICA"(annuale) al 31 dicembre 2006 .

Dettaglio operazioni anno 2006 :

contributo

aderente

Contributo azienda

Tfr versato

totale

Valore quota

Nov-06

Numero quote assegnate anno 2006

Valore dell’investimento

€ 429.70

€ 223.54

€ 768.95

€ 1.422.19

€ 11.582

124,756

€ 1.444.92

 
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